Con la testa e con il cuore. La Presidente Edda Sgarabottolo si racconta… e ci racconta il Brain

                               I genitori e le vittime di trauma cranico, conclusa la riabilitazione,                                                     hanno bisogno di supporto. Non sanno dove andare.                                                          Così è nato il Brain, come associazione di familiari per dare risposta ai bisogni delle famiglie.

Edda Sgarabottolo, Presidente e Fondatrice dell’Associazione Brain onlus

La Presidente Edda Sgarabottolo, di origini eddapadovane, arriva a Vicenza nel 1986.

Dopo un lungo percorso di formazione nazionale e internazionale dà vita all’Associazione Brain Onlus, per vittime di trauma cranico e gravi cerebrolesioni acquisite.

Perché il trauma cranico?

Il trauma cranico è una patologia relativamente recente. Nei primi anni ‘90, quando la medicina d’urgenza ha iniziato a salvare più vite, ci siamo trovati un grande numero di persone con trauma cranico encefalico. Di conseguenza anche in campo riabilitativo iniziavano a presentarsi queste persone con problemi diversi dai pazienti che si era abituati a vedere. Per poter seguire in maniera adeguata questi pazienti ho iniziato a studiare questo nuovo fenomeno ed analizzare cosa già c’era in Italia, in Europa e nel resto del mondo.

Così insieme il neurologo Giuseppe Zappalà, che era stato direttore di un centro riabilitativo per traumatizzati cranici in Indianapolis, ho iniziato un percorso formativo. Ho imparato quasi tutto sul campo, seguendo i pazienti e studiando le problematiche. Continua a leggere

Finalmente i risultati del 5×1000 : 597 volte grazie …e avanti nel 2016!

L’Agenzia delle Entrate da pochi giorni ha pubblicato gli elenchi definitivi con le preferenze del 5×1000 per l’anno 2014.5x1000 brain onlus traumi cranici

Dobbiamo dire un enorme “grazie” a tutti voi che avete scelto di darci fiducia e di sostenere con questa piccola ma importantissima parte dei vostri redditi lo sviluppo dei nostri progetti a favore delle vittime di trauma cranico encefalico, in particolare la costruzione della casa famiglia “La Rocca”.

I dati sono chiari: Continua a leggere

L’atletica mi dà alla testa: ricevere, rivivere e restituire l’amore per lo sport

Promessa dell’atletica negli anni ’80, nella specialità del salto in lungo, Patrizia, utente Brain dal 2015, ci racconta la sua voglia di atletica e la sua passione inesauribile per lo sport. La sua vita era dedicata ad allenamenti, gare e amicizie sportive. Il tutto con ottimi risultati.

Vale sempre la pena fare sport, indipendentemente dallo quello che uno fa. Vale la pena per stare in compagnia e imparare sempre qualcosa di nuovo oltre che l’educazione e il rispetto. Per me lo sport era tutto. Io vivevo per lo sport.Foto Patrizia_Sport

Per riprendermi dalla polmonite pleurite, a 4 anni, mi hanno detto che dovevo fare attività fisica. L’atletica era uno sport economico che potevo fare senza grosse spese. Ed è uno sport che può fare chiunque abbia voglia di saltare, muoversi e correre. Io avevo bisogno di riprendermi dopo la malattia e così…

Tutta la mia vita era dedicata all’atletica: il tempo, le amicizie, le soddisfazioni. Avevo ottimi risultati. La settimana prima dell’incidente ho fatto il record italiano di salto in lungo indoor – al coperto – con 6 metri e 22. La settimana dopo sarei partita per gli europei”.

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La bici mi dà alla testa: amore, passione e spirito di squadra

Gianfranco lo conosciamo già, ci ha raccontato di sé e del percorso che ha intrapreso verso la consapevolezza.

Questa volta ci racconta del suo legame con lo sport. L’attività sportiva l’ha affascinato da sempre sotto diversi aspetti. Gianfranco non ha solo praticato, si è fatto promotore in prima persona dei benefici dello sport partecipando attivamente in una società sportiva e trasmettendo ai suoi figli questa passione.

Gianfranco ha vissuto anche lo sport come organizzazione sportiva, avvicinandosi al mondo dell’Hockey:

“Mi sono avvicinato all’Hockey portando i miei figli a Gianfranco si raccontagiocare. Fin da subito ho partecipato alla società sportiva. Uno dei miei figli è entrato nella nazionale italiana. Mi ricordo una finale Italia – Spagna giocata proprio in Spagna. Eravamo pochissimi italiani tra il pubblico ma ad un gol di mio figlio abbiamo applaudito tutti, italiani e spagnoli, perché ammiravamo lo sport che si stava giocando in campo, apprezzavamo la bravura degli atleti. Questa è la bellezza dello sport. L’Hockey era uno sport sano, senza invidia. Si giocava con il piacere di condividere e ci ha insegnato l’educazione e il piacere di vedere i figli giocare insieme. Si giocava per la salute e il benessere. Lo sport ti aiuta ad essere ricco, sia di salute che verso l’altro che gioca con te”.

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Il calcio mi dà alla testa: è ossigeno, è vita.

20160301_142637Mattia non poteva più giocare a calcio. Ha subito un trauma cranico a seguito di una caduta avvenuta il giorno del suo diciottesimo compleanno, l’8 settembre 2014. “Ho festeggiato i 18 col botto” ironizza. Il trauma cranico ha causato a Mattia problemi alla parola, all’attenzione, alla concentrazione, alla coordinazione motoria e all’equilibrio.
Promessa del Mestrino e del Cittadella ci racconta di come lo sport e il calcio in particolare sia stato fin da sempre parte indissolubile della sua vita.
Mattia ha iniziato a giocare a calcio all’età di 5 anni, dividendo le sue giornate tra l’allenamento e lo studio.

“Quando giocavo con il Cittadella è stata molto dura: uscivo da scuola, mangiavo un panino in autobus e andavo direttamente ad allenarmi. Poi rientravo la sera e mi mettevo a studiare. È stato molto formativo perché mi impegnavo molto e poi succedeva che non giocavo in partita”.

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