La bici mi dà alla testa: amore, passione e spirito di squadra

Gianfranco lo conosciamo già, ci ha raccontato di sé e del percorso che ha intrapreso verso la consapevolezza.

Questa volta ci racconta del suo legame con lo sport. L’attività sportiva l’ha affascinato da sempre sotto diversi aspetti. Gianfranco non ha solo praticato, si è fatto promotore in prima persona dei benefici dello sport partecipando attivamente in una società sportiva e trasmettendo ai suoi figli questa passione.

Gianfranco ha vissuto anche lo sport come organizzazione sportiva, avvicinandosi al mondo dell’Hockey:

“Mi sono avvicinato all’Hockey portando i miei figli a Gianfranco si raccontagiocare. Fin da subito ho partecipato alla società sportiva. Uno dei miei figli è entrato nella nazionale italiana. Mi ricordo una finale Italia – Spagna giocata proprio in Spagna. Eravamo pochissimi italiani tra il pubblico ma ad un gol di mio figlio abbiamo applaudito tutti, italiani e spagnoli, perché ammiravamo lo sport che si stava giocando in campo, apprezzavamo la bravura degli atleti. Questa è la bellezza dello sport. L’Hockey era uno sport sano, senza invidia. Si giocava con il piacere di condividere e ci ha insegnato l’educazione e il piacere di vedere i figli giocare insieme. Si giocava per la salute e il benessere. Lo sport ti aiuta ad essere ricco, sia di salute che verso l’altro che gioca con te”.

Ma Gianfranco lo sport lo pratica fin da quando era piccolo, fin da quando suo padre, appassionato ciclista, gli regala una bici.

“A 13 anni mi ha detto ‘invece di iscriverti a calcio io ti regalo una bici, usala!’ Così ho iniziato ad usarla e a farmi qualche giro lungo…poi però con il lavoro e la morosa non ho avuto più tempo, mi restavano solo le domeniche e pian piano ho smesso”.

La passione però non si è mai smorzata e così Gianfranco riprende a pedalare. Lunghe tratte e viaggi in bici, come la vacanza in Sardegna con gli amici ciclisti, dove in una curva è accaduto il fatidico incidente che gli ha causato un trauma cranico. Era il 1 maggio 2015.

“Quando sono caduto tutti si sono dati da fare per farmi stare meglio. Noi ciclisti eravamo uno per tutti e tutti per uno: se uno bucava ci si aiutava, se uno rompeva un pezzo della bici glielo si dava, lo si aiutava a comprarlo se non poteva, insomma la questione era ‘se ghi n’è… ghi n’è par tutti; se non ghi n’è… non ghi n’è par nessuni!’ e anche in questo caso i miei compagni mi hanno detto ‘Questa non è la tua sfortuna, è stata la sfortuna di tutti e noi vogliamo aiutarti perché tutti dobbiamo stare meglio’. Mi hanno sostenuto anche economicamente. Lo spirito di squadra è molto gratificante”.

Gianfranco ci tiene a farci sapere che la “sua squadra” gli sta vicino e lo sostiene continuamente.

Da poco più di un mese ha ripreso ad andare in bici e ha deciso di far riparare quella dell’incidente per poterla riutilizzare: “voglio rimetterla in ordine, ci tengo”.

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Ma il desiderio più grande è di tornare a condividere i giri in bicicletta con la moglie:

“Ho promesso a mia moglie che la porterò di nuovo a fare colazione a Bassano del Grappa, ci andavamo tutte le domeniche in bici: da Sandrigo a Bassano, facevamo colazione, poi riprendevamo il nostro giro.

La Brain ha tutte persone capaci e so che mi aiuteranno. La fisioterapia mi ha aiutato a trovare la tranquillità e anche per il pedibus. Pian piano sto tornando ad andare in bici, non come prima ma faccio qualche giretto, vado a trovare parenti e amici in zona, insieme a mia moglie. Inoltre prima non parlavo, non mi raccontavo, adesso parlo di me e racconto la mia storia.

E stamattina mia moglie ha detto alla Dottoressa: ‘Ho capito che il Brain ha portato mio marito ad essere come era prima. Ha raggiunto la consapevolezza che gli mancava’.”