SEI DIMESSO E POI SEI SOLO

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Dimesso,  poi sei solo. Io sto recuperando grazie  a questi operatori”
Un giornalista descrive i fatti guardandoli da fuori, con rigore e con una certa distanza.
Questo e’importante per l’oggettività delle notizie.
Io sono un giornalista ma oggi voglio essere testimone di una esperienza personale che sto vivendo e voglio descrivere da dentro, il difficile percorso che affronta chi, per ragioni diverse, ha subito un trauma invalidante e vuole tornare ad una vita normale.
Non ci si rende conto subito delle difficoltà.
Quando sei dimesso dall’ospedale – perche’ li hanno già fatto tutto quello che era nelle competenze di medici e infermieri – ti ritrovi fuori, magari a casa, tra le persone che ti vogliono bene; con il disagio di non poter più rientrare nell’attività lavorativa perche’non ti senti più come prima.
Non riesci più a muoverti e a misurare gli spazi. Inoltre non senti più il tuo linguaggio alla ricerca della parola esatta, dei termini adeguati ed in più devi compiere un ulteriore sforzo per articolare la parola stessa. Il tuo pensiero e’difficile da spiegare, perche’ tu avverti costantemente una difficoltà non percepita dalla persona.
Ed e’ a questo punto che l’incontro casuale con l’Associazione Brain diventa uno spiraglio reale per iniziare il mio recupero lavorativo con l’inserimento al Giornale, la relazione con i colleghi e la ritrovata fiducia nelle mie possibilità.
L’Associazione Brain aiuta a condividere i disagi con  persone  che hanno i tuoi stessi problemi.
E’ un aiuto a reagire, ad accettare  i limiti imposti dalla tua situazione. Scopri che sei utile agli altri.
La dimensione della condivisione e’ un aiuto per superare l’inevitabile rischio di chiudersi in se stessi, e’ il valore aggiunto che permette di affrontare la quotidianità con positività.
Per questo ci vogliono professionisti che sanno come affrontare le tue problematiche.
Ci vogliono persone che ti capiscono, dalle quali non ti devi nascondere  ma alle quali ti puoi appoggiare.
Da fuori, da semplice giornalista, tutto quello che fanno i volontari della  Brain, non mi era noto.
Oggi, con la mia testimonianza, voglio che la gente conosca l’importanza di iniziative come questa, la conosca chi sta bene e non ha problemi perche’ può aiutare con mezzi.

Il Giornale di Vicenza

PREMIO SOLIDARIETA’

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Solidarietà. Ieri la consegna del premio giunto alla XX edizione.
Il Club Service va alla “ Brain” che riabilita i traumatizzati.
L’associazione sta realizzando una casa per cerebrolesi gravi.

Un’epidemia silenziosa fatta di incidenti gravissimi, coma, riabilitazioni ospedaliere, lo stravolgimento delle famiglie, la solitudine, la sofferenza di chi ha subito un trauma e si trova a ricominciare tutto dal principio. Un’epidemia silenziosa a cui non e’stato indifferente l’evento che da 20 anni celebra l’impegno, la solidarietà, lo spirito di servizio. Ieri il premio vicentino “Club Service” (un attestato di merito e un contributo in denaro) e’ andato all’associazione Brain per l’assistenza e riabilitazione dei traumi cranici. Questa la motivazione: “Per l’insostituibile attività svolta con dedizione, alta professionalità, generosità umana, dai suoi operatori, specializzati e volontari, a favore di persone colpite da gravi cerebrolesioni acquisite e delle loro famiglie”. Ad introdurre l’evento il gen. Gioacchino Papacchini, segretario del Comitato del Premio Club Service, che vede impegnati 22 clubs del Vicentino. Il premio e’ nato nel 1990 e viene assegnato ad enti, istituzioni o persone che si distinguono per il servizio reso alla comunità.
A consegnare il riconoscimento nelle mani di Edda Sgarabottolo che lo ha ricevuto per conto dell’associazione Brain, e’stata Cristina Galletti in rappresentanza dei quattro Club International Inner Wheel, presidente del Club di  Vicenza.
Il medico Giannettore Bertagnoni, facente funzioni di primario dell’unità gravi cerebrolesi dell’unità spinale del San Bortolo di Vicenza, ha illustrato la casistica: “I traumi sono causati per il 48% da incidenti stradali 25% cadute accidentali ed incidenti domestici, 10% sport, 8% incidenti  lavoro, 4% aggressioni. La fascia di età più colpita e’ dai 15 ai 24 anni. L’Italia e’stato l’ultimo paese europeo ad obbligare l’utilizzo del casco”. L’Associazione Brain e’nata nel 1994 e oggi sta realizzando il progetto “La Rocca” ad Altavilla Vicentina, una casa per dodici persone con cerebrolesioni gravi.
Il Comitato del premio “Club Service” e’ composto, oltre che dal segretario.

Il Giornale di Vicenza

CASA ALLOGGIO LA ROCCA

Comunità La Rocca di Altavilla Vicentina

L’Associazione Brain realizzerà una struttura alloggio “La casa per rinascere dalle lesioni cerebrali” Dodici posti letto con palestra per la riabilitazione Erica Freato

Si chiama “Casa alloggio La Rocca” ed e’ l’innovativa  struttura per persone con lesioni cerebrali gravi che sarà realizzata ad Altavilla grazie all’associazione Brain onlus.
La Casa alloggio troverà sede nel complesso edilizio in via Chiesa, di proprietà della parrocchia, che verrà ristrutturato per ricavare 12 posti letto,  di cui 10 per persone prive di rete famigliare e 2 per offrire ospitalità temporanea in situazioni d’emergenza; verranno inoltre realizzati una palestra per attività riabilitative e socializzanti e due appartamenti che serviranno come supporto alle famiglie provenienti da fuori provincia.
La ristrutturazione costerà 1 milione e 200 mila euro  e sarà suddivisa in tre stralci, la spesa sarà a carico dell’associazione Brain che opera per il recupero e la riabilitazione dai traumi cranici. La Casa alloggio accluderà adulti con questo tipo di problema, che quipotranno seguire un programma specifico dopo esser stati dimessi dall’ospedale.
Recentemente, in consiglio comunale, e’ stata approvata all’unanimità la variante al piano di recupero “Altavilla Centro” che consentirà di alzare
di 50 centimetri i sottotetti del complesso edilizio da ristrutturare, in modo da renderli abitabili e poter ricavare i posti letto utili al progetto.
“ La casa  alloggio – ha detto l’assessore al sociale Elio Rigotto – sarà l’anello mancante nella rete dei servizi sulle gravi cerebrolesioni acquisite nel Vicentino”; essa infatti, come ha evidenziato anche il sindaco Claudio Catagini, metterà in collegamento diretto i servizi sanitari dell’Ulss 6 con i servizi territoriali per l’inserimento sociale e riabilitativo.
“Nella sola Unità gravi cerebrolesioni dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, ogni anno ci sono 50 nuovi casi che non trovano poi strutture adeguate per continuare il percorso riabilitativo”, ha detto Rigotto, presentando il progetto che e’stato inserito nel piano di
zona dell’Ulss 6 e portato avanti con la collaborazione di Comune e parrocchia di Altavilla, Provincia, Ulss 6,
Caritas, Aics, associazioni di Altavilla, associazioni sindacali di categoria, Inner Wheel e privati cittadini.
E’possibile sostenere l’associazione Brain destinandole il 5 per mille delle imposte nella dichiarazione dei redditi.

Il giornale di VICENZA

TRACCE DI PENSIERO

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Il caso di un paziente Belga: possibile evoluzione con ripresa della veglia
Tracce di pensiero nello stato vegetativo
Una ricerca mostra la presenza di una minima attività cerebrale in persone entrate in coma dopo un trauma.
MILANO – Per cinque anni, dopo un incidente d’auto, e’ rimasto privo di coscienza in un letto di ospedale a Liegi, in Belgio. Stato vegetativo permanente, secondo la diagnosi. Adesso, grazie a nuovi e sofisticati test, il suo cervello ha rilevato tracce di attività in risposta alle domande dei medici. Minime, ma che faranno discutere sul piano etico e già indicano la strada per una revisione dei criteri di classificazione del coma. Il paziente belga non e’ il solo che ha cominciato a comunicare con l’esterno, dopo avere passato anni in una condizione che “rappresenta una possibile evoluzione del coma ed e’ caratterizzata dalla ripresa della veglia, senza contenuto e consapevolezza di se’ e dell’ambiente circostante” (questa e’ la definizione di stato vegetativo che viene attualmente accettata ed e’ quella in cui si trovava Eluana Englaro).
IL CASO BELGA- Complessivamente sono stati studiati 54 pazienti e cinque di questi, come il ventinovenne belga, hanno mostrato la capacità di modulare l’attività cerebrale. I risultati della ricerca, condotti da un gruppo misto di esperti inglesi di Cambrige e belgi di Liegi, sono così interessanti che la loro pubblicazione e’ appena  avvenuta sull’edizione online e sono accessibili gratuitamente sul sito (cosa non abituale perche’ di solito l’accesso e’ a pagamento). I ricercatori hanno utilizzato, per studiare i pazienti, un sistema,
messo a punto da Adrian M. Owen, neuroscienziato al Medical Reserach Council di Cambrige, che si avvale di un esame chiamato risonanza magnetica capace di visualizzare l’attività del cervello e hanno posto una serie di semplici domande ai pazienti del tipo “Hai un fratello?”, “Sei mai stato a New York?”, controllando se le risposte erano corrette secondo schemi piuttosto sofisticati.

AREE DEL CERVELLO
–  In particolare hanno  chiesto al ragazzo belga di pensare di giocare a tennis o di stare in casa e hanno così visto che si “accendevano”, rispettivamente, la corteccia motoria (quella appunto legata ai movimenti) e quella spaziale (che colloca una persona nello spazio). Non solo, ma hanno anche visto che il paziente poteva “ scegliere “ quale area accendere, mostrando quindi un pensiero cosciente. I ricercatori hanno evidenziato questi segnali di  coscienza solo in pazienti giovani, che avevano subito un trauma cerebrale, spesso conseguente a incidenti e non in quelli, come l’americana Terry Schiavo, che invece erano andati in coma per una mancanza di ossigeno nel cervello conseguente ad arresto cardiaco.

Corriere della sera.it

IL CENTRO PER TCE

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“Un centro dedicato a chi ha subito traumi cranici”

Fare di Altavilla un punto di riferimento per i traumatizzati cranici. E’ questo il progetto su cui l’amministrazione guidata da Claudio Catagini stà lavorando dallo scorso settembre.
I piani d’intervento sono due, ma l’obiettivo e’ unico: ridare qualità della vita a chi ha subito un trauma cranico.
Ad Altavilla, dal dicembre 2008, ha trovato sede il centro diurno della cooperativa Easy dove i traumatizzati intraprendono un cammino per tornare a lavorare; il centro e’ una costola della cooperativa presieduta da Cristian Leorin, braccio operativo dell’associazione Brain che opera per il recupero dei traumi cranici. Ora l’amministrazione comunale ha aperto un tavolo di lavoro con il presidente della casa di riposo “Papa Lucani”, Giorgio Roveggia, i rappresentanti dell’Ulss 6 e la presidente dell’associazione Brain, Edda Sarabottolo.
“Grazie alla disponibilità del parroco don Francesco Cunial e del consiglio pastorale e’ stata messa gratuitamente a disposizione l’ex canonica della chiesetta della Rocca – spiega Catagini -. Vogliamo realizzare qui una “casa famiglia” per i traumatizzati cranici”. “Il progetto, il primo di questo tipo nell’Ulss 6, e’ stato inserito nel piano di zona dei servizi alla persona – dice Sgarabottolo -. Siamo alla ricerca di finanziamenti per sistemare l’edificio”.
L’altro progetto, inviato in Regione, e’ quello che vede coinvolti Casa di riposo, Comune e Ulss per realizzare nella “Papa Luciani” un nucleo ad alta integrazione socio-sanitaria e riabilitativa per persone  disabili a causa di traumi cranici.

Il giornale di VICENZA