CASA ALLOGGIO LA ROCCA

Comunità La Rocca di Altavilla Vicentina

L’Associazione Brain realizzerà una struttura alloggio “La casa per rinascere dalle lesioni cerebrali” Dodici posti letto con palestra per la riabilitazione Erica Freato

Si chiama “Casa alloggio La Rocca” ed e’ l’innovativa  struttura per persone con lesioni cerebrali gravi che sarà realizzata ad Altavilla grazie all’associazione Brain onlus.
La Casa alloggio troverà sede nel complesso edilizio in via Chiesa, di proprietà della parrocchia, che verrà ristrutturato per ricavare 12 posti letto,  di cui 10 per persone prive di rete famigliare e 2 per offrire ospitalità temporanea in situazioni d’emergenza; verranno inoltre realizzati una palestra per attività riabilitative e socializzanti e due appartamenti che serviranno come supporto alle famiglie provenienti da fuori provincia.
La ristrutturazione costerà 1 milione e 200 mila euro  e sarà suddivisa in tre stralci, la spesa sarà a carico dell’associazione Brain che opera per il recupero e la riabilitazione dai traumi cranici. La Casa alloggio accluderà adulti con questo tipo di problema, che quipotranno seguire un programma specifico dopo esser stati dimessi dall’ospedale.
Recentemente, in consiglio comunale, e’ stata approvata all’unanimità la variante al piano di recupero “Altavilla Centro” che consentirà di alzare
di 50 centimetri i sottotetti del complesso edilizio da ristrutturare, in modo da renderli abitabili e poter ricavare i posti letto utili al progetto.
“ La casa  alloggio – ha detto l’assessore al sociale Elio Rigotto – sarà l’anello mancante nella rete dei servizi sulle gravi cerebrolesioni acquisite nel Vicentino”; essa infatti, come ha evidenziato anche il sindaco Claudio Catagini, metterà in collegamento diretto i servizi sanitari dell’Ulss 6 con i servizi territoriali per l’inserimento sociale e riabilitativo.
“Nella sola Unità gravi cerebrolesioni dell’ospedale San Bortolo di Vicenza, ogni anno ci sono 50 nuovi casi che non trovano poi strutture adeguate per continuare il percorso riabilitativo”, ha detto Rigotto, presentando il progetto che e’stato inserito nel piano di
zona dell’Ulss 6 e portato avanti con la collaborazione di Comune e parrocchia di Altavilla, Provincia, Ulss 6,
Caritas, Aics, associazioni di Altavilla, associazioni sindacali di categoria, Inner Wheel e privati cittadini.
E’possibile sostenere l’associazione Brain destinandole il 5 per mille delle imposte nella dichiarazione dei redditi.

Il giornale di VICENZA

TRACCE DI PENSIERO

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Il caso di un paziente Belga: possibile evoluzione con ripresa della veglia
Tracce di pensiero nello stato vegetativo
Una ricerca mostra la presenza di una minima attività cerebrale in persone entrate in coma dopo un trauma.
MILANO – Per cinque anni, dopo un incidente d’auto, e’ rimasto privo di coscienza in un letto di ospedale a Liegi, in Belgio. Stato vegetativo permanente, secondo la diagnosi. Adesso, grazie a nuovi e sofisticati test, il suo cervello ha rilevato tracce di attività in risposta alle domande dei medici. Minime, ma che faranno discutere sul piano etico e già indicano la strada per una revisione dei criteri di classificazione del coma. Il paziente belga non e’ il solo che ha cominciato a comunicare con l’esterno, dopo avere passato anni in una condizione che “rappresenta una possibile evoluzione del coma ed e’ caratterizzata dalla ripresa della veglia, senza contenuto e consapevolezza di se’ e dell’ambiente circostante” (questa e’ la definizione di stato vegetativo che viene attualmente accettata ed e’ quella in cui si trovava Eluana Englaro).
IL CASO BELGA- Complessivamente sono stati studiati 54 pazienti e cinque di questi, come il ventinovenne belga, hanno mostrato la capacità di modulare l’attività cerebrale. I risultati della ricerca, condotti da un gruppo misto di esperti inglesi di Cambrige e belgi di Liegi, sono così interessanti che la loro pubblicazione e’ appena  avvenuta sull’edizione online e sono accessibili gratuitamente sul sito (cosa non abituale perche’ di solito l’accesso e’ a pagamento). I ricercatori hanno utilizzato, per studiare i pazienti, un sistema,
messo a punto da Adrian M. Owen, neuroscienziato al Medical Reserach Council di Cambrige, che si avvale di un esame chiamato risonanza magnetica capace di visualizzare l’attività del cervello e hanno posto una serie di semplici domande ai pazienti del tipo “Hai un fratello?”, “Sei mai stato a New York?”, controllando se le risposte erano corrette secondo schemi piuttosto sofisticati.

AREE DEL CERVELLO
–  In particolare hanno  chiesto al ragazzo belga di pensare di giocare a tennis o di stare in casa e hanno così visto che si “accendevano”, rispettivamente, la corteccia motoria (quella appunto legata ai movimenti) e quella spaziale (che colloca una persona nello spazio). Non solo, ma hanno anche visto che il paziente poteva “ scegliere “ quale area accendere, mostrando quindi un pensiero cosciente. I ricercatori hanno evidenziato questi segnali di  coscienza solo in pazienti giovani, che avevano subito un trauma cerebrale, spesso conseguente a incidenti e non in quelli, come l’americana Terry Schiavo, che invece erano andati in coma per una mancanza di ossigeno nel cervello conseguente ad arresto cardiaco.

Corriere della sera.it

IL CENTRO PER TCE

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“Un centro dedicato a chi ha subito traumi cranici”

Fare di Altavilla un punto di riferimento per i traumatizzati cranici. E’ questo il progetto su cui l’amministrazione guidata da Claudio Catagini stà lavorando dallo scorso settembre.
I piani d’intervento sono due, ma l’obiettivo e’ unico: ridare qualità della vita a chi ha subito un trauma cranico.
Ad Altavilla, dal dicembre 2008, ha trovato sede il centro diurno della cooperativa Easy dove i traumatizzati intraprendono un cammino per tornare a lavorare; il centro e’ una costola della cooperativa presieduta da Cristian Leorin, braccio operativo dell’associazione Brain che opera per il recupero dei traumi cranici. Ora l’amministrazione comunale ha aperto un tavolo di lavoro con il presidente della casa di riposo “Papa Lucani”, Giorgio Roveggia, i rappresentanti dell’Ulss 6 e la presidente dell’associazione Brain, Edda Sarabottolo.
“Grazie alla disponibilità del parroco don Francesco Cunial e del consiglio pastorale e’ stata messa gratuitamente a disposizione l’ex canonica della chiesetta della Rocca – spiega Catagini -. Vogliamo realizzare qui una “casa famiglia” per i traumatizzati cranici”. “Il progetto, il primo di questo tipo nell’Ulss 6, e’ stato inserito nel piano di zona dei servizi alla persona – dice Sgarabottolo -. Siamo alla ricerca di finanziamenti per sistemare l’edificio”.
L’altro progetto, inviato in Regione, e’ quello che vede coinvolti Casa di riposo, Comune e Ulss per realizzare nella “Papa Luciani” un nucleo ad alta integrazione socio-sanitaria e riabilitativa per persone  disabili a causa di traumi cranici.

Il giornale di VICENZA

SICUREZZA STRADALE

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L’INIZIATIVA. La Provincia affida il progetto di sensibilizzazione al gruppo di Altavilla che raduna i reduci da gravi traumi.
SICUREZZA STRADALE, 12 REGOLE DALLE VITTIME DEGLI INCIDENTI.
Un calendario firmato dall’Associazione Brain. Sarà distribuito nelle scuole e nei locali per giovani: ogni mese un consiglio per una guida giudiziosa.
Un pacchetto di semplici consigli per non rischiare la vita sulle strade. Ripetuti 365 volte. Un – dodecalogo- lungo un anno. Allacciate le cinture, niente alcool e niente droghe se vi mettete al volante. Rispettate i limiti di velocità e di distanze di sicurezza… In strada non si scherza: ci vuole – testa- . Consigli stampati, tradotti in semplici slogan impressi in un calendario che sarà distribuito a studenti e giovani .Un calendario realizzato e firmato da chi meglio non potrebbe farsi portavoce del messaggio: l’associazione Brain, che raduna i giovani colpiti da grave trauma cranico a seguito di incidenti stradali.
E’ questa l’iniziativa della Provincia nell’ambito del progetto – Diamo strada alla sicurezza –  E’ stata battezzata – 365 giorni per una buona causa- ed e’stata illustrata ieri dall’assessore alla Viabilità Costantino Toniolo, insieme con Edda Sgarabottolo, presidente di Brain, Cristian Leorin , presidente della cooperativa Easy, braccio operativo dell’associazione. – Stiamo lavorando per sensibilizzare i giovani ai corretti comportamenti alla guida – afferma Toniolo – . Questo e’ un lavoro di qualità ed e’significativo che sia stato realizzato da chi ha vissuto in prima persona le conseguenze degli incidenti stradali- .
L’ASSOCIAZIONE. – I ragazzi ci hanno messo davvero il cuore, in questo lavoro- , aggiunge Edda Sgarabottolo, presidente di Brain. L’associazione, nata nel ’94, raduna oggi 200 famiglie vicentine. – Sono giovani reduci da gravi incidenti con trauma cranico – spiega la presidente – . Grazie ad una serie di attività diverse, sia ricreative che formative, cerchiamo di inserire i giovani con lesioni celebrali in un percorso di recupero e riabilitazione.
A Vicenza c’e’ un ottimo trattamento sanitario, grazie all’Unità gravi cerebrolesioni del S. Bortolo – ricorda Sgarabottolo – ma e’ scoperta l’assistenza socio- riabilitativa. Noi cerchiamo di non lasciare sole le Famiglie- . Un’attività alla quale promette – sostegno- Elio Rigotto, assessore al Sociale del Comune di Altavilla, dove ha sede l’associazione.
LA COOPERATIVA. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, l’associazione si avvale della cooperativa Easy, che si occupa di attività di grafica pubblicitaria. Una specializzazione che le ha permesso di avere un ruolo centrale nell’iniziativa della Provincia. – Quattro ragazzi – spiega il presidente Leorin – hanno lavorato a questo progetto sulla base del materiale fornito dalla Provincia- .
IL CALENDARIO. Il calendario, stampato in 2 mila copie, sarà distribuito nelle scuole medie e superiori e, in collaborazione con Confcommercio,nei locali frequentati dai giovani. Chiude Gabriele, un ragazzo dell’associazione, con una battuta:- Ogni mese uno slogan, semplice semplice: ci sono 30 giorni di tempo per memorizzarlo. Basteranno, o no?-

Marco Scorzato

Il giornale di VICENZA

VOGLIAMO TORNARE A VIVERE

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“Vogliamo tornare a vivere. Subito”.

E’ l’appello rivolto dai sopravissuti ai gravi incidenti stradali che però, dopo  il ricovero ospedaliero, sono costretti a convivere con una lesione cerebrale  acquisita e l’incapacità delle istituzioni di trovar loro una collocazione adeguata. Ogni anno sono quindici ogni mille abitanti. Sono per lo più giovani ad alto tasso di scolarizzazione coloro che, a seguito di un incidente, salvano la vita, ma pagano un prezzo altissimo: un danno dovuto ad un trauma cranico tale da determinare una condizione di coma e menomazioni sensoriali, cognitive e comportamentali che provocano disabilità. Ieri, per dimostrare la loro voglia di tornare a vivere, si sono riuniti ad Abano per la giornata nazionale del trauma cranico.
E’ stata l’occasione per presentare i risultati di un’indagine svolta in Veneto che ha messo in evidenza “una notevole insufficienza e disomogeneità relativamente allo sviluppo dei servizi e delle strutture”. Paolo Fogar, presidente dell’associazione trauma cranico, Edda Sgarabottolo, presidente dell’associazione Brain, la psicologa Ilaria Locati e Cristian Leorin della Cooperativa Easy, hanno sottolineato l’esigenza di garantire ai traumatizzati cure in centri dedicati per permettere un reinserimento.

IL MATTINO DI PADOVA